È strano scrivere di te. È strano perché ho tutto dentro. Ho
te dentro. E sono anni ormai.
Non so neanche io cosa mi dia la forza di scrivere. Tre anni
fa era innamoramento, due era amore e uno era rabbia. Ora non so neanche io
cos’è.
Spero che queste righe rimarranno qui, come qualcosa che
lascia il tempo che trova. Dicono che la fine del mondo sia vicina, beh solo se
tu sopravvivrai mi auguro che tu legga tutto. In fondo non è altro che una verità. Nascosta a te per
molto tempo, è giusto che tu sappia. Sappia cosa t sei perso.
Leggerezza. Dalle nostre prime parole mi resi conto che con
te ero a mio agio, qualcosa di te mi attirava, credo fosse il desiderio di
cambiare aria. Quella sera tornavo da
quel posto che poi ha visto la fine di noi due. Quella sera ero felice e non
sapevo neanche il perché. Sai, invidio ancora l’incoscienza di quel momento,
quando non sapevo ancora che mi saresti entrato cosi. Invidio quella sensazione
perché so che è unica. Ricordo quella prima serata, quella in cui
il desiderio era troppo, l’ansia almeno il doppio. Tutto concluso poi con quel
tocco di labbra. Il primo che mi ha fatto
vibrare l’anima.
Ecco, quella è stata la prima volta che mi sono
innamorata di te.
Cotoletta bruciata. Il giorno dopo, la storia e l’italiano
che cercavano di entrare nella mia testa cercando spazio tra un pensiero ed un
altro che già ti appartenevano. Ricordo lo sguardo perso. Ricordo il momento di consapevolezza del fatto
che non eri più il desiderio di cambiare aria. Stavi diventando tu stesso
l’aria. Lo sei diventato la prima volta con quel messaggio. Il primo. Lo sei
diventato di più con i successivi. E poi con il primo bacio. Dicono che le
farfalle nello stomaco si facciano sentire. Ma io dico anche che le farfalle
vivono un solo giorno. Tu duri di piu.
Duri anche adesso.
La scommessa più bella di tutta la mia vita. Ricordo ancora
Italia-Brasile. Ricordo il Brasile mi ha fatto il regalo migliore di sempre.
Invidio la mia spensieratezza. La costanza di riuscir a pensare 24 ore ad un
unico pensiero. L’incoscienza di dover assaporare quei momenti come rari.
Quella sala. Quelle sedie d’attesa e quelle scale poi. Il
tuo discorso. Ecco, quella è stata la seconda volta che mi son innamorata di
te. Quando la tua sofferenza era anche la mia. Quando confondevo il tuo dolore
con il mio. Quando in quella chiesa eri così. Quella è stata la volta in cui ho
capito che tu eri dentro. Io ero te.
Quello è stato l’unico momento della mia vita in cui avrei desiderato
strappare via un pezzo di me piuttosto che vedere quelle lacrime.
Le lacrime. Un professore invadente che indaga sulla mia
tesina e che si tira indietro al primo occhio lucido. Quanto poteva essermi
cucita addosso quella tesina. L’amore.
Passi tre anni con una persona e sei convinta di essertene innamorata,
poi ne incontri un'altra e ti rendi conto che in poche settimane hai
vissuto molto più che in quei tre anni.
Può caderti il mondo addosso o può renderti felice. Son stata tra le più
sfortunate.
Finestrino. Quel finestrino chiusole in faccia. Ci aveva
pensato poco e messo ancor meno a portarmi via la mia farfalla nello stomaco. È
passata da far parte di me a far parte del mio odio. Linea sottile, ma se
valicata graffia. Lei mi ha graffiato. E tu per la prima volta. Quella è stata
la prima volta che ti ho odiato. Non per quello che avevi fatto con lei. Per
quello che hai fatto a me perché non riuscivo ad odiarti sul serio.
Estate. Partenza per lasciar dietro i brutti pensieri.
Lasciar dietro te. Magari fosse cosi facile. Il primo pugnale: parole dolci tra
voi. Il tempo passava. Tu no. Il sudore portava fuori dal corpo le impurità ma
non il sangue del cuore. La bocca rideva il cuore non ha smesso un attimo di
piangere.
Speranza. “è passato da fidanzato ufficialmente a single”. A
saperlo quante volte avrei dovuto leggerlo ancora. Non ci avrei sperato tanto
quella volta. Eppure la soddisfazione non riusciva a tenersi. I progetti, le
tue parole ancora di nuovo. I tuoi occhi che mi guardavano così ancora. Il mio
mondo.
Il nostro posto. Non c’è da dire molto. Un vomito di ricordi
sale. Finestrino del treno. tu che inciampi. Il letto che non sai fare. Le tue
mani. Il profumo del tuo respiro. Il cuscino. Il tuo metodo. La canotta rubata
tra i binari di una stazione. Le confessioni. Le tue braccia. Il tuo fare da
bambino mentre dormivi. Le mie ore di insonnia a guardarti. Il tuo momento di
dolcezza. Il tuo venire a cercarmi. La torta che sa di gomma. Il ricordare
insieme LEI. l’incoscienza. Le cinque volte che ho amato. L’ultima che ancora
vedo se chiudo gli occhi. L’ultima di tutta la mia vita.
Paura. Sai a cosa mi riferisco. Il primo momento della mia
vita in cui mi son sentita sola. Tu non c’eri. Ho iniziato a pensare che non
avresti dovuto esserci. Sola. Sola e abbandonata.
Vendetta. Piatto che va servito freddo. Non aspettavo
altro. Nei tuoi occhi la voglia che ho
sempre desiderato di vedere. La mia freddezza nel dirti no. La confessione che
non era più te che volevo. Quella sera ti ho visto umiliarti. Mi son sentita
potente. Avrei voluto farti provare il triplo di quello che avevo passato io.
Te lo meritavi.
Maggiorenne. Credo di aver avuto la mia festa dei sogni anni dopo. La festa che mi era stata negata prima era arrivata perfetta dopo. Tu potevi essere il regalo
perfetto per me. Di quelli che non c’è bisogno di incartare o di presentare una
confezione spettacolare. Non c’era bisogno perchè eri già tu spettacolare.
Rewind. Si, stessa situazione che vedevo per la terza volta.
Terza ragazza. Terza che non ero io. Terza che realizzava il mio sogno. E terza
che distruggeva ancora il mio sogno. La rabbia. Vedevo te per la terza volta
identico. Ancora le stesse parole. Gli stessi pensieri. Gli stessi sentimenti.
Cazzo con tutte li hai provati, che ti costava provarci anche con me? E così io
ancora ad osservarti da lontano. Dietro l’angolo. Sappi che ad ogni passo,
minimo passo io ero lì. Dietro l’ultimo pilastro. Pronta ad amarti. A farti da
paracadute quando ti vedevo inciampare. Pronta a stendermi per pararti il
colpo.
Destino. Quant’è infame.
Milioni di città del mondo eppure abbiamo scelto la stessa. Gli stessi
giorni. Stessa strada. Stesso momento. Compagnie sbagliate. Ho visto i tuoi occhi. I vostri occhi. I tuoi
non brillavano più.
Chance. Seconda. Non si nega a nessuno no!? Avevo perso il
conto mi sa. Tuo pentimento. Il mio crederci ancora. Il fungo della piscina. I
massaggi. Un tuffo nel passato. Un tuffo
nell’amore. Una fiamma, quella mai spenta iniziava a scaldarmi il cuore. O
forse eri tu.
Amici non lo siamo mai stati. Non lo saremo mai. Inutile
sperarci o crederci. Così come vietato pensare ancora che le persone cambino.
Le persone non cambiano. Tu non cambi. Hai sbagliato ancora. Io ti ho permesso
di sbagliare ancora. Non è mai stata colpa tua. Forse più mia.
Son passati piu di tre anni, piu di mille giorni, eppure
qualcuno capace di scatenarmi qualcosa dentro ancora non c’è stato. Qualcuno
che mi faccia innamorare di sé così come hai fatto tu tutte quelle volte.
Sembra presuntuoso, ma se solo tu avessi provato, se solo avessi scelto di
pensare a me diversamente, se mi avessi guardata per un attimo per quella che
sono, per quella che ti sta scrivendo, avresti capito che l’amore che ti ho
dato io è oltre. Non ho la presunzione di dire che nessuno ti amerà mai come
me, ma ho la consapevolezza che nessuna
lo farà mai nel modo più giusto per te. Quel modo lo conosco solo io perché
solo io ci sono stata. Solo io conosco i tuoi cambiamenti. Ti ho visto
crescere. So chi eri e chi sei.
E la bocca storta, la mano sul viso mentre sei nel traffico,
il tuo toccarti i capelli, le tue grida appena sveglio, i tuoi punti neri dopo
la doccia, quei 4 nomi,
sono solo alcuni dei piccoli dettagli che ho amato di te.
Ora non si tratta di speranza, rabbia o amore. È consapevolezza
dei 21 anni. Consapevolezza che amare una persona non implica che quella sia la
tua metà. La più alta forma d’amore, ma anche
la più terribile è l’amore non corrisposto. Se gestito correttamente è
quello più puro perché non chiede nulla in cambio. Io non chiedo nulla. Chiedo
il tuo sorriso.
Con tutto l’amore che ho sempre avuto,
Vero.
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