lunedì 14 gennaio 2013

L'odore del tuo respiro. N.


È strano scrivere di te. È strano perché ho tutto dentro. Ho te dentro. E sono anni ormai.
Non so neanche io cosa mi dia la forza di scrivere. Tre anni fa era innamoramento, due era amore e uno era rabbia. Ora non so neanche io cos’è.
Spero che queste righe rimarranno qui, come qualcosa che lascia il tempo che trova. Dicono che la fine del mondo sia vicina, beh solo se tu sopravvivrai mi auguro che tu legga tutto. In fondo non  è altro che una verità. Nascosta a te per molto tempo, è giusto che tu sappia. Sappia cosa t sei perso.

Leggerezza. Dalle nostre prime parole mi resi conto che con te ero a mio agio, qualcosa di te mi attirava, credo fosse il desiderio di cambiare aria.  Quella sera tornavo da quel posto che poi ha visto la fine di noi due. Quella sera ero felice e non sapevo neanche il perché. Sai, invidio ancora l’incoscienza di quel momento, quando non sapevo ancora che mi saresti entrato cosi. Invidio quella sensazione perché so che è unica. Ricordo quella prima serata, quella in cui il desiderio era troppo, l’ansia almeno il doppio. Tutto concluso poi con quel tocco di labbra. Il primo che mi ha fatto  vibrare l’anima.
Ecco, quella è stata la prima volta che mi sono innamorata di te.

Cotoletta bruciata. Il giorno dopo, la storia e l’italiano che cercavano di entrare nella mia testa cercando spazio tra un pensiero ed un altro che già ti appartenevano. Ricordo lo sguardo perso.  Ricordo il momento di consapevolezza del fatto che non eri più il desiderio di cambiare aria. Stavi diventando tu stesso l’aria. Lo sei diventato la prima volta con quel messaggio. Il primo. Lo sei diventato di più con i successivi. E poi con il primo bacio. Dicono che le farfalle nello stomaco si facciano sentire. Ma io dico anche che le farfalle vivono un solo giorno.  Tu duri di piu. Duri anche adesso.

La scommessa più bella di tutta la mia vita. Ricordo ancora Italia-Brasile. Ricordo il Brasile mi ha fatto il regalo migliore di sempre. Invidio la mia spensieratezza. La costanza di riuscir a pensare 24 ore ad un unico pensiero. L’incoscienza di dover assaporare quei momenti come rari.

Quella sala. Quelle sedie d’attesa e quelle scale poi. Il tuo discorso. Ecco, quella è stata la seconda volta che mi son innamorata di te. Quando la tua sofferenza era anche la mia. Quando confondevo il tuo dolore con il mio. Quando in quella chiesa eri così. Quella è stata la volta in cui ho capito che tu eri dentro. Io ero te.  Quello è stato l’unico momento della mia vita in cui avrei desiderato strappare via un pezzo di me piuttosto che vedere quelle lacrime.

Le lacrime. Un professore invadente che indaga sulla mia tesina e che si tira indietro al primo occhio lucido. Quanto poteva essermi cucita addosso quella tesina. L’amore.  Passi tre anni con una persona e sei convinta di essertene innamorata, poi ne incontri un'altra e ti rendi conto che in poche settimane hai vissuto molto più che in quei tre anni.  Può caderti il mondo addosso o può renderti felice. Son stata tra le più sfortunate.

Finestrino. Quel finestrino chiusole in faccia. Ci aveva pensato poco e messo ancor meno a portarmi via la mia farfalla nello stomaco. È passata da far parte di me a far parte del mio odio. Linea sottile, ma se valicata graffia. Lei mi ha graffiato. E tu per la prima volta. Quella è stata la prima volta che ti ho odiato. Non per quello che avevi fatto con lei. Per quello che hai fatto a me perché non riuscivo ad odiarti sul serio.

Estate. Partenza per lasciar dietro i brutti pensieri. Lasciar dietro te. Magari fosse cosi facile. Il primo pugnale: parole dolci tra voi. Il tempo passava. Tu no. Il sudore portava fuori dal corpo le impurità ma non il sangue del cuore. La bocca rideva il cuore non ha smesso un attimo di piangere.

Speranza. “è passato da fidanzato ufficialmente a single”. A saperlo quante volte avrei dovuto leggerlo ancora. Non ci avrei sperato tanto quella volta. Eppure la soddisfazione non riusciva a tenersi. I progetti, le tue parole ancora di nuovo. I tuoi occhi che mi guardavano così ancora. Il mio mondo.

Il nostro posto. Non c’è da dire molto. Un vomito di ricordi sale. Finestrino del treno. tu che inciampi. Il letto che non sai fare. Le tue mani. Il profumo del tuo respiro. Il cuscino. Il tuo metodo. La canotta rubata tra i binari di una stazione. Le confessioni. Le tue braccia. Il tuo fare da bambino mentre dormivi. Le mie ore di insonnia a guardarti. Il tuo momento di dolcezza. Il tuo venire a cercarmi. La torta che sa di gomma. Il ricordare insieme LEI. l’incoscienza. Le cinque volte che ho amato. L’ultima che ancora vedo se chiudo gli occhi. L’ultima di tutta la mia vita.

Paura. Sai a cosa mi riferisco. Il primo momento della mia vita in cui mi son sentita sola. Tu non c’eri. Ho iniziato a pensare che non avresti dovuto esserci. Sola. Sola e abbandonata.

Vendetta. Piatto che va servito freddo. Non aspettavo altro.  Nei tuoi occhi la voglia che ho sempre desiderato di vedere. La mia freddezza nel dirti no. La confessione che non era più te che volevo. Quella sera ti ho visto umiliarti. Mi son sentita potente. Avrei voluto farti provare il triplo di quello che avevo passato io. Te lo meritavi.

Maggiorenne. Credo di aver avuto la mia festa dei sogni anni dopo. La festa che mi era stata negata prima era arrivata perfetta dopo.  Tu potevi essere il regalo perfetto per me. Di quelli che non c’è bisogno di incartare o di presentare una confezione spettacolare. Non c’era bisogno perchè eri già tu spettacolare.

Rewind. Si, stessa situazione che vedevo per la terza volta. Terza ragazza. Terza che non ero io. Terza che realizzava il mio sogno. E terza che distruggeva ancora il mio sogno. La rabbia. Vedevo te per la terza volta identico. Ancora le stesse parole. Gli stessi pensieri. Gli stessi sentimenti. Cazzo con tutte li hai provati, che ti costava provarci anche con me? E così io ancora ad osservarti da lontano. Dietro l’angolo. Sappi che ad ogni passo, minimo passo io ero lì. Dietro l’ultimo pilastro. Pronta ad amarti. A farti da paracadute quando ti vedevo inciampare. Pronta a stendermi per pararti il colpo.

Destino. Quant’è infame.  Milioni di città del mondo eppure abbiamo scelto la stessa. Gli stessi giorni. Stessa strada. Stesso momento. Compagnie sbagliate.  Ho visto i tuoi occhi. I vostri occhi. I tuoi non brillavano più.

Chance. Seconda. Non si nega a nessuno no!? Avevo perso il conto mi sa. Tuo pentimento. Il mio crederci ancora. Il fungo della piscina. I massaggi.  Un tuffo nel passato. Un tuffo nell’amore. Una fiamma, quella mai spenta iniziava a scaldarmi il cuore. O forse eri tu.

Amici non lo siamo mai stati. Non lo saremo mai. Inutile sperarci o crederci. Così come vietato pensare ancora che le persone cambino. Le persone non cambiano. Tu non cambi. Hai sbagliato ancora. Io ti ho permesso di sbagliare ancora. Non è mai stata colpa tua. Forse più mia.
Son passati piu di tre anni, piu di mille giorni, eppure qualcuno capace di scatenarmi qualcosa dentro ancora non c’è stato. Qualcuno che mi faccia innamorare di sé così come hai fatto tu tutte quelle volte. Sembra presuntuoso, ma se solo tu avessi provato, se solo avessi scelto di pensare a me diversamente, se mi avessi guardata per un attimo per quella che sono, per quella che ti sta scrivendo, avresti capito che l’amore che ti ho dato io è oltre. Non ho la presunzione di dire che nessuno ti amerà mai come me,  ma ho la consapevolezza che nessuna lo farà mai nel modo più giusto per te. Quel modo lo conosco solo io perché solo io ci sono stata. Solo io conosco i tuoi cambiamenti. Ti ho visto crescere. So chi eri e chi sei.
E la bocca storta, la mano sul viso mentre sei nel traffico, il tuo toccarti i capelli, le tue grida appena sveglio, i tuoi punti neri dopo la doccia, quei 4 nomi,  sono solo alcuni dei piccoli dettagli che ho amato di te.
Ora non si tratta di speranza, rabbia o amore. È consapevolezza dei 21 anni. Consapevolezza che amare una persona non implica che quella sia la tua metà. La più alta forma d’amore, ma anche  la più terribile è l’amore non corrisposto. Se gestito correttamente è quello più puro perché non chiede nulla in cambio. Io non chiedo nulla. Chiedo il tuo sorriso.
Con tutto l’amore che ho sempre avuto,
Vero.